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Profondo dolore il Coro Serenissima di Vigonza apprende della scomparsa dell'amico Ernesto Tacchetto ( 15 Gennaio 2002 )

Questi avvenimenti fanno riflettere in silenzio, ma dal canto del silenzio cercheremo di commemorare nella giusta misura Ernesto. Cantare è la parola d'ordine del Coro, è il suo fine e il suo mezzo, e con il canto dovremo sempre ricordarlo. Come lui cantava a noi la Chiara Stella.

In quale spazio dell'infinito Dio terrà le voci che quaggiù hanno cantato la serenità e l'armonia dell'amicizia? "E canterà, e canterà più in alto delle stelle, e canterà con Te, che sei la luce del silenzio, e canterà" (De Marzi).

Caro Ernesto, dicevi spesso che volevi ritirarti dal coro per lasciare spazio ai giovani; all'improvviso ci hai lasciati... ma nessuno mai potrà portare il sole, la gioia e la vitalità che portavi tu nel TUO coro! Mi mancherai! Ciao Ernesto.

Desidero inviare un affettuoso abbraccio ai cari Susanna e Vanj,alla loro sorella Tiziana e alla loro mamma Fernanda. Ernesto era veramente una cara persona e mi unisco al loro dolore.

Caro Ernesto, una parte di Te è rimasta nei nostri cuori in modo indelebile, il tuo esempio ci farà da faro, verso cui, le nostre azioni ed il modo di rapportarsi col prossimo, dovranno convergere.

I was sad to read about the loss of your chorus friend. From his picture, he appeared to be a very warm & friendly person. FRANK

Il Coro serenissima è in lutto! Una parte della famiglia Tacchetto ci ha lasciato per sempre. Tutto il Coro continuerà sempre a far parte della famiglia Tacchetto.

Ci mancherai, Ernesto. Ci mancheranno il tuo sorriso, la tua amicizia, l'accompagnamento della tua voce, la conclusione di ogni concerto dove salutavi i cori ospiti con la speranza di rivedersi un altr'anno "se il signore lo vorra'". Buon viaggio amico caro.

Ricordi di Cioci

Nell'inverno del 2001, eccezionalmente gelido, un'ombra cupa è passata sul Coro Serenissima portandosi via Ernesto Tacchetto, uno dei suoi fondatori; con un soffio ci ha, improvvisamente, tolto Cioci, un Corista fra i più attivi del gruppo, punto di riferimento per molti, amato ed apprezzato da tutti.

Secondo il suo stile, se ne è andato in punta di piedi, silenziosamente come la neve che, cadendo, lo copriva "col bianco, soffice mantello / il nostro amico, il nostro fratello" rendendo più che mai vive e reali le parole della canzone che, fianco a fianco, abbiamo cantato mille volte e che lui prediligeva in modo particolare.
Dalla stessa composizione ci viene la certezza che se n'è volato in alto, accolto dal Signore delle Cime, spirito totalmente libero di vagare "per le Sue montagne".

Per più di 27 anni abbiamo cantato insieme storie di vita e di morte, melodie di gioia e di dolore; saranno ancora queste canzoni a consolarci, a renderci la separazione meno dolorosa, a farci conservare i ricordi più dolci.

Ci viene da pensare che, appena arrivato lassù, come prima cosa, abbia chiesto informazioni per far parte del "Coro Locale" desideroso di continuare ad esercitare la grande passione che l'ha sempre animato e per la quale si è prodigato con tutte le sue energie.

Certo lassù avrà trovato dei professionisti ma, in brevissimo tempo, saprà sicuramente farsi apprezzare per le naturali doti di aggregazione e per il gusto dell'amicizia che aveva quaggiù, doni che gli permettevano di fondere le sue capacità di organizzatore con la semplicità dell'esecutore, ponendosi, con umiltà, al servizio di tutti, preoccupato solo di ottenere il meglio per il Coro e l'accoglienza dei gruppi da ospitare.

Ha messo a disposizione tutto quello che poteva fino a coinvolgere l'intera sua famiglia, portandola a diventare parte integrante dell'Associazione; siamo tutti consapevoli del grande dono che ci ha lasciato e continueremo a sentirci parte integrante della famiglia Tacchetto.

Lui non dimenticherà, ne siamo certi, il suo Coro Serenissima ed una parola di raccomandazione, in nostro favore, la spenderà sicuramente con chi di dovere. Ci contiamo molto perché ora avremo bisogno di molta forza per ritrovare quell'entusiasmo, che lui sapeva trasmetterci, necessario per continuare ad essere all'altezza della sua eredità.
Si terrà senz'altro informato sui nostri futuri impegni, sul calendario dei nostri Concerti: ci piace immaginarlo, seduto in prima fila, magari con accanto Don Vittorio, pronto ad applaudire, con la sua benevolenza, le nostre esibizioni ed a indicare ai presenti: - "Quello era il mio posto".

Caro Ernesto, sei ancora in mezzo a noi, sarà impossibile colmare il posto lasciato vuoto, potremo solo dedicarti, con tutto il cuore, le nostre interpretazioni migliori.
A te, che la Luce l'hai già raggiunta, volgeremo sempre il nostro pensiero con le parole della tua "ciara stella": - "Oh dolce, felice notte / che più chiara sia del giorno / per veder la luce attorno" - "Noialtri te ringrassiemo / della grazia e del favore. / Caro Cioci ci rivedremo / quando vorrà il Signore".


 

 

 

Ciao miriam e grazie !