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La prima volta in ungheria

Abbiamo incontrato l'Ungheria alle 5 e mezza di un grigio mattino di fine giugno, dopo una lunga e "sofferta" notte in pullman. Il viaggio, accuratamente pianificato, aveva avuto inizio la sera prima e il lungo tragitto per arrivare alla meta, percorso in stato di dormiveglia, ci era sembrato più rapido del previsto. Risvegliati finalmente dal caffè mattutino gustato in una specie di "Autogrill" locale, ci siamo trovati in una vastissima, ondulata distesa di campi che abbiamo attraversato fino al nostro arrivo a Budapes.

Buda, dominata dall'imponente palazzo del governo, lambita dal maestoso Danubio; un'autostrada d'acqua solcata da natanti di ogni tipo ed attraversata da magnifici, arditi ponti che collegano la città vecchia alla più nuova Pest. La nostra guida Mate, un simpatico giovane ungherese, ci ha guidati alla scoperta della città visitando piazze, chiese, monumenti, una stazione del metrò, illustrandoci storie ed aneddoti.

Nei negozi grande sfoggio di paprika il caratteristico peperoncino rosso presente in parecchie specialità culinarie locali. Emozionante e solenne l'esecuzione di alcuni canti nella Cattedrale di Santo Stefano tra l'improvvisato pubblico di turisti. Dopo un frettoloso ma ricco pic-nic, allestito dal coro sotto un acquazzone che andava preparandosi da ore, siamo ripartiti alla volta di Jászberény tra il verde rigoglioso di campi punteggiati da gialle distese di girasoli e, qua e là, nidi di cicogne che s'involavano lente nel cielo finalmente terso.

La cittadina si è presentata con i suoi caratteristici tetti dell'est: gli abitanti locali sono orgogliosi d'appartenere alla stirpe mongola che a suo tempo occupò la regione e lo ricordano con una festa annuale. Il comitato d'accoglienza, con Edit e György rappresentanti del Coro Derynè, ci attendeva festante davanti ad un collegio universitario: la nostra residenza. Pur essendo solo le 18 e 30 e noi sognassimo solo un paio d'ore di riposo, siamo stati convogliati alla sala mensa per la cena preceduta da quell'aperitivo che doveva diventare il leit-motiv del nostro soggiorno... una fortissima grappa locale offertaci con "cortese insistenza", in ogni circostanza a cominciare dal mattino appena svegli!

Il giorno dopo, ricaricati da una buona dormita e dal sole che finalmente splendeva, siamo partiti per la visita di Hollóko, ridente paesino di ex-minatori situato tra i monti che, in Ungheria, raggiungono a stento 1.000 m. I pochi abitanti rimasti campano essenzialmente di turismo, vendendo ai turisti un po' di storia ed i loro manufatti. L'ennesimo temporale non ci ha impedito di consumare il pranzo in un locale tipico con la rappresentazione di un tradizionale matrimonio in costume coinvolgendo anche alcuni nostri coristi.

La serata prevedeva un Concerto di gala alla "Casa della comunità". Alla nostra esibizione e a quella degli amici ungheresi sono seguiti gli scambi di saluti ufficiali tra i due Cori e del Sindaco di Jászberény al quale abbiamo trasmesso i saluti del nostro Sindaco e del comune di Vigonza. La caratteristica cena, consumata nella grande sala imbandita - tutti gli ospiti rigorosamente in abito da sera - ha riscosso enorme successo tra le nostre fila. Il ballo che è seguito, ha visto in pista tutti gli ospiti avvicinando e confondendo definitivamente le due comunità.

L'indomani, domenica, ancora un po' frastornati dalla festa notturna, abbiamo assistito alla S. Messa e visitato il locale museo, ricco di reperti storici: dalle origini all'ultima guerra. Particolarmente curate, alcune ambientazioni e, in posizione privilegiata, un abito di scena della cantante Derynè di cui il Coro porta il nome. Nel pomeriggio il momento "clou" del nostro viaggio con il Concerto alla "Casa della Cultura". La sala della musica era al completo con un pubblico attento che non ci ha lesinato applausi e richieste di "bis".

Il banchetto serale, finalizzato all'assaggio di vini ungheresi, si è tenuto all'aperto presso una cantina locale, con gli ultimi scambi di doni e seguita da un nostro estemporaneo concerto sotto le stelle. Il Lunedì mattina, stipati i bagagli, i souvenir e... i ricordi più cari; congedati, con qualche lacrima di commozione i nostri ospiti, è iniziato il viaggio di ritorno. Avevamo ancora un appuntamento al maestoso castello di Sissi a Gödöllo. Abbiamo percorso stanze piene di storia, di quadri e di foto della famiglia imperiale austriaca. Sissi era talmente venerata dai sudditi ungheresi da fare di quest'edificio un vero mausoleo alla sua memoria.

Pranzato, all'aperto, in un ristorante del posto, siamo ripartiti per l'Italia inebriati da tanta bellezza, tanta storia, tanto sole e, per la verità, anche da un po' di tocai d'annata... Al rientro tutti ci sentivamo arricchiti nella consapevolezza di una rinnovata sintonia e unione di gruppo, forgiati dalla nuova, esaltante, esperienza e dall'amicizia nata con gente di un paese lontano resa possibile dalla comune passione del canto e della musica.