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2° Tournèe in Francia

Dal 19 al 22 ottobre 2012, quattro giorni di trasferta francese per il Coro Serenissima Vigonza nella verde terra di Aquitania. Campagne  a perdita d'occhio coltivate a vigneto, con piccole colline dal profilo dolce, castelli, chiese, cantine e bottiglie di vino fino a 10.000 euro cadauna per collezionisti sofisticati e danarosi, oh yes, esposte nelle vetrine di Saint-Emilion, capitale della grandeur enoligique française, sponda atlantica.

La regione di Bordeaux è battuta dalla pioggia quando l'aereo della Ryan Air, rigorosamente low cost, in arrivo da Bologna, tocca terra. Gli impavidi coristi vigontini sono attesi da brutto tempo persistente. E lo sanno. Ma non lo temono. E sfidando le previsioni avanzano a testa bassa verso il pullman predisposto da Jean René Alberghetti, il loro uomo all'Avana, pardon, all'aeroporto Merignac di Bordeaux. Senza immaginare che rimpiangeranno presto la premiata ditta autotrasporti di Vigonza, poiché l'autista francese – per risparmiare tempo evitando gli ingorghi – impiegherà.... oltre tre ore per coprire i 120 chilometri da Bordeaux a Bergerac, prima tappa del viaggio. Si rischia di arrivare fuori tempo massimo.

Ci attende, in ansia, Jean René Alberghetti, il presidente dell'Association des Fogolars. Ha organizzato nei dettagli il soggiorno, ha previsto le tappe, preso accordi per i pernottamenti e i concerti, nonché allarmato i tanti emigrati italiani che già attendono i Nostri per la prima esibizione nella chiesa protestante di Bergerac.

Sono i discendenti dei veneti e friulani che si sono trasferiti in ondate diverse, i primi  a fine ottocento, gli ultimi dopo la seconda guerra mondiale, per lavorare come braccianti nelle aziende agricole. Che poi lentamente hanno rilevato, quando anche in Francia l'agricoltura ha cominciato a cedere il passo alle industrie. Le condizioni di vita difficili hanno tenuto cementata la comunità italiana, molto legata alle radici. Tant'è che la trasferta del Coro Serenissima rientra in una serie di manifestazioni per ricordare i 150 anni dell'emigrazione italiana.

Piove a catinelle quando il pullman finalmente arriva a Bergerac. Non c'è neanche il tempo per indossare la gloriosa casacca bianco-rossa, il concerto va in onda con i coristi... in incognito, ovvero in abiti civili. Ma rice-vono ugualmen-te gli applausi convinti di gente che, dopo una vita Francia, non ha ancora dimenticato l'Italia e tantomeno il Veneto.

Angelo, ingegnere ex globetrotter e accompagnatore fisso del Coro, mitraglia l'avvenimento con il fedele teleobiettivo. A fine esecuzione, cena in un locale già noto ai coristi, dove vengono serviti assaggini fino allo sfinimento, con l'unica raccomandazione di non prenderne più di quanto si riuscirà a consumare.

Il pernottamento è nell'hotel Chatueau du Roc, un castello fuori mano adibito ad ostello, circon-dato da un ma-gnifico parco. Ferruccio fa il contrappello e consegna le chiavi delle stanze. Notte insonne per le prime voci, Mara, Miki, Simo e Naty, notoriamente più sensibili, che passano ore in gorgheggi di attesa. Del sonno, si precisa («mais oui, mais oui!»). Gli altri ronfano alla grossa. Non Vittorio, che ha la cena sullo stomaco.

La mattina, nuvole basse sopra i grandi alberi del parco. Meno male che non piove. Colazione, rifare le valigie e addio al castello. Il pullman ridiscende verso Bergerac, sempre Aquitania ma dipartimento, cioè provincia, della Dordogna. Le prime gocce di pioggia salutano i coristi che fanno l'ingresso a piedi nella città di Cyrano.

La camminata si snoda lungo la riva sinistra della Gironde, dove sta prendendo il via una gara di pesca dalla barca. In contemporanea c'è l'apertura della pesca con reti finissime agli avannotti dell'anguilla, di rientro si suppone dal Mar dei Sargassi, dove vanno a riprodur-si. E' l'unico giorno dell'anno in cui è con-sentita: parola di Ferruccio, che si è documentato in proposito.

Segue visita della città, naturalmente sotto la pioggia battente e lo sguardo fiero del poeta spadaccino, immortalato in una simpatica statua, peraltro dentro una piazzetta angusta.

Il maestro Stefano non resiste alla tentazione di far provare il coro nella splendida chiesa gotica del centro. Le signore con la borsa della spesa che, dal mercato antistante, cercano rifugio dalla pioggia, apprezzano molto.

Per la cronaca dei prezzi il gasolio alla pompa francese è dato a euro 1,376 il litro. Una scatola di aspirine costa euro 2,50 (in farmacia ovviamente, non alla pompa).

E' sabato mezzogiorno, i coristi sono attesi a pranzo in un ristorante di Villeneuve-sur-Lot. Soliti problemi a tavola per Bruno... Segue visita ad un'azienda che produce prugne, le conserva, le essicca, le serve con la cioccolata, con il vino, la grappa, ecc. ecc. Il successivo appuntamento è a Castelmoron, borgo medioevale sul fiume Lot, una ventina di chilometri a monte di Bergerac, dove c'è la confluenza tra il Lot e la Garonne. Il fiume che ne esce prende il nome di Gironde, tanto per complicare la geografia.

Nel municipio di Castelmoron il coro Serenissima, finalmente in grande uniforme, è ricevuto dal vicesindaco. Scambio di regali e di indirizzi di saluto, nella traduzione simultanea di Nathalie, interprete non solo canora, nel senso che è capace di tradurre anche quello che non viene detto (quando la costringono a improvvisare!). E' presente anche un giornalista di Sud Ouest, quotidiano di Bordeaux Rive Gauche, che pubblicherà un resoconto il 24 ottobre («Coro Serenissima chante l'Italie», con foto, visibile nel sito www.sudouest.fr)

Segue il secondo concerto nella chiesa di Castelmoron. Un'esecuzione magistrale! Smaltita la fatica del viaggio, i coristi trovano una fusione che oseremmo definire perfetta.

Le volte altissime delle navate gotiche ne amplificano l'effetto. Le voci si inseguono si direbbe quasi modulate dalle mani del maestro, che ne dosa l'intensità, il colore, la vivacità.

La voce solista della Mara si alza rotonda, in un acuto senza sforzo. I bassi sembrano un fiume che avanza. Il coro trasmette dolcezza, potenza e disperazione in "Benia Calastoria". "La Madonnina" è un racconto che commuove, Il risultato è toccante, che rinvia a ricordi passati, a stagioni lontane o forse eterne.

Purtroppo Angelo è tradito dal registratore professionale, ben disposto sul treppiedi, che s'impappina a metà concerto. In compenso il vostro cronista è nominato fotografo sul campo da Carlo, per il quale esegue le riprese (che fine hanno fatto?).

Cena in una brasserie di Gontaud de Nogaret, centro storico sorto attorno ad un castello costruito nel 926, anche se l'ultima modifica è molto più recente: nel 1965 il comune di Gontaud si è fuso con quello di Saint Pierre de Nogaret, a dimostrazione che in Francia hanno cominciato a risparmiare molto prima di noi. Il pernottamento di sabato e domenica è sdoppiato: metà coristi nell'hotel Ibis di Marmande, gli altri ospitati da famiglie volonterose.

La domenica il Coro Serenissima accompagna la messa nella chiesa di Gontaud de Nogaret, celebrata da Don Bottacin par-roco originario di San Donà di Piave e palesemente filo italiano! Al termi-ne un breve Concerto, per i fedeli presenti.

Segue un rinfresco e poi via, per la quarta esibizione, pomeridiana, nella piccola chiesa di Pinel-Hauterive. Sistemato sopra un colle, questo piccolo oratorio accoglie i coristi offrendo una magnifica visione della pianura della Dordogna.

Il sindaco di Pinel non vuol essere da meno della collega di Castelmoron (peraltro presente anche a questo incontro) e ci riceve con estensione di complimenti e ringraziamenti per aver portato in Francia uno scampolo della loro terra d'origine facendo rivivere vecchi ricordi. Anche la Presidente del Fogolar Furlans locale è prodiga di omaggi e ringraziamenti e tra baci e abbracci ci rivolge un pressante invito a ritornare quanto prima.

Ultima cena del Coro in Francia, di nuovo nella brasserie di Marmande. I due giorni di frequentazione hanno reso molto meno formali i rapporti con gli accompagnatori francesi tanto da sembrare un incontro conviviale fra vecchi amici ritrovati.

Ma l'atmosfera di familiarità è rotta da una notizia che arriva dall'Italia: Miriam, giovane corista gravemente ammalata, sta morendo.

Il sole del lunedì, dopo tre giorni di pioggia, illumina un nuovo giorno che Miriam non vedrà: è spirata durante la notte. Un male che non perdona l'ha portata via in pochi mesi.

E' un triste ritorno a casa per il Coro Serenissima... Ma perché triste? La vita presenta sempre il conto. Inevitabile, difficile da accettare. Restano le opere, quello che si fa. Il sorriso di Miriam nessuno potrà cancellarlo. E neanche dimenticarlo.